Fasi della BPCO: Capire la Progressione da Leggera a Severa

Fasi della BPCO: Capire la Progressione da Leggera a Severa

Mirko Vukovic
febbraio 2, 2026

Le fasi della BPCO: cosa significano davvero?

Se ti è stato detto che hai la BPCO, e ti hanno parlato di fasi leggera, moderata o severa, potresti sentirti confuso. Non è un semplice etichetta. È un modo per capire quanto i tuoi polmoni stanno funzionando, cosa aspettarti in futuro, e soprattutto, cosa puoi fare ora per cambiare le cose. La BPCO non è un’unica malattia che peggiora in modo uniforme. È un percorso, e ogni fase richiede una risposta diversa.

La classificazione più usata al mondo, quella della Global Initiative for Chronic Obstructive Lung Disease (GOLD), si basa su un test semplice ma potente: la spirometria. Questo test misura quanto aria riesci a espellere dai polmoni in un secondo, chiamato FEV1. Non è una stima, non è un’ipotesi. È un numero preciso, espresso in percentuale rispetto a ciò che dovrebbe essere normale per la tua età, altezza, sesso e origine etnica. E questo numero decide la fase.

Fase 1: BPCO leggera - Il silenzio prima della tempesta

Nella fase 1, il FEV1 è ancora al 80% o più del valore normale. Su carta, sembra quasi normale. Ma qui è dove la malattia inizia a nascondersi. Molti non sanno di averla. Ti senti un po’ affaticato quando sali le scale, o quando fai giardinaggio. Pensi: "Sono un po’ fuori forma". O "Ormai sono vecchio". Ma non è così.

Uno studio del 2021 ha mostrato che il 65% delle persone con BPCO leggera ha difficoltà a respirare solo quando cammina veloce o sale una leggera salita. Il 42% ha una tosse cronica con muco. Questi non sono sintomi "normali" dell’invecchiamento. Sono segnali che i tuoi bronchi si stanno restringendo. E se non fai niente, il FEV1 cala in media di 60 millilitri all’anno. Ma se smetti di fumare? Il calo si riduce a 30 millilitri. È un cambiamento enorme. La BPCO leggera non è un avvertimento. È l’ultima opportunità per fermare il danno.

La terapia in questa fase è semplice ma potente: smettere di fumare, e usare un broncodilatatore di azione breve solo quando ti serve. Non serve una terapia quotidiana. Ma serve una scelta. E questa scelta può farti rimanere nella fase 1 per anni, o anche per tutta la vita.

Fase 2: BPCO moderata - Il momento in cui la vita cambia

Qui il FEV1 scende tra il 50% e il 79%. Il respiro corto non è più solo per lo sforzo intenso. Ora ti ferma mentre cammini sul piano. Ti devi fermare ogni pochi minuti per riprendere fiato. Il muco aumenta. Ti senti stanco anche dopo aver fatto la doccia o vestito. È qui che molti finalmente vanno dal medico. Ma spesso, il medico li ha già sentiti dire "è solo l’età". E la diagnosi viene ritardata in media di 5,2 anni, secondo dati CDC.

Questa è la fase in cui la BPCO diventa visibile. Non solo per te, ma per chi ti sta intorno. La tua vita si restringe. Non vai più a fare passeggiate lunghe. Eviti le feste perché non vuoi stare in piedi troppo a lungo. Il 83% delle persone in questa fase deve fermarsi a respirare mentre cammina sul piano. E il 76% dice che il muco influisce sulle attività quotidiane.

La terapia cambia. Ora serve un broncodilatatore di lunga durata - o LAMA o LABA - da prendere ogni giorno. Non più solo quando ti manca l’aria. Serve anche il programma di riabilitazione polmonare. Non è un corso di yoga. È un programma strutturato con esercizi, educazione e supporto. In media, chi lo fa riesce a camminare 45-75 metri in più in 6 minuti. Un piccolo cambiamento che ti permette di fare più cose da solo. E la vaccinazione antinfluenzale? Riduce le crisi del 32%. Non è un optional. È un’arma.

Pazienti in riabilitazione polmonare che camminano e respirano con l'aiuto di un'infermiera.

Fase 3: BPCO severa - Quando anche i gesti semplici diventano faticosi

Il FEV1 ora è tra il 30% e il 49%. Questo non è solo "più difficile". È un cambiamento radicale. Ti manca il fiato per vestirti. Per pettinarti. Per fare la spesa. Il 92% delle persone in questa fase ha difficoltà a respirare durante attività di cura personale. E il 68% ha livelli di ossigeno nel sangue sotto il 90% durante la giornata. Non è un problema che passa. È una condizione costante.

La terapia diventa più complessa. Spesso serve una combinazione di due broncodilatatori (LAMA + LABA). Se hai molti eosinofili nel sangue (più di 300 cellule per microlitro), potresti aver bisogno anche di un cortisone inalato. Questo riduce le crisi del 25%. Ma non è una soluzione perfetta. Le crisi diventano più frequenti. E ogni crisi che ti porta in ospedale aumenta il rischio di morte entro un anno del 22%.

Qui, la vita si divide in due: prima e dopo la diagnosi. Chi ha iniziato la terapia presto, e ha fatto la riabilitazione, riesce a mantenere una certa autonomia. Chi ha aspettato, si ritrova in una spirale: meno movimento → meno forza → più fiato corto → ancora meno movimento. E il rischio di malattie cardiache sale. Il 65% delle persone con BPCO moderata o severa ha anche problemi al cuore. E questo è un fattore che spesso viene ignorato.

Fase 4: BPCO molto severa - Vivere con l’ossigeno

Qui il FEV1 è sotto il 30%. Non è più una questione di quanto cammini. È una questione di sopravvivenza. L’89% di queste persone ha bisogno di ossigeno supplementare per più di 15 ore al giorno. Non è un lusso. È vitale. Il test NOTT ha dimostrato che chi usa l’ossigeno 15 ore al giorno ha una sopravvivenza a un anno del 90%, contro il 73% di chi non lo usa.

Ma l’ossigeno non risolve tutto. Il 74% ha crisi frequenti che lo portano in ospedale. E ogni ricovero è un colpo. Non solo per il corpo, ma per la mente. Molti raccontano di attacchi di panico mentre fanno il caffè. Perché 20 metri fino alla cassetta della posta diventano un’impresa impossibile. Eppure, i medici dicono: "Sei solo Stage 3". Come se il numero fosse tutto. Ma il numero non ti dice quanto ti senti solo. Quanto ti senti prigioniero.

Il costo dell’ossigeno? In media 287 euro al mese, anche con la copertura del SSN. E molti non possono permetterselo. Il 52% delle persone in questa fase vive in difficoltà finanziarie. Il 44% dice che l’isolamento sociale è il sintomo più difficile da gestire. Non perché non hanno amici. Perché non riescono più a uscire. E quando esci, tutti ti guardano. Il tubo, la bomboletta, il respiro affannoso. Non è solo malattia. È stigma.

Donna anziana con maschera a ossigeno che guarda dalla finestra, con fattura e foto sul tavolo.

La verità che nessuno ti dice

Il sistema GOLD misura il FEV1. Ma non misura la tua vita. Non misura il tuo dolore. Non misura il tuo senso di impotenza. Eppure, il 38% delle persone classificate come "Gruppo D" - cioè ad alto rischio di crisi e con molti sintomi - hanno in realtà una BPCO moderata. Il loro numero è buono, ma la loro qualità di vita è pessima. Questo significa che la misura non basta. Serve anche ascoltare.

E poi c’è il problema della diagnosi. Solo il 12,3% dei fumatori sopra i 40 anni con sintomi respiratori fa la spirometria. E tra quelli che la fanno, il 42% viene diagnosticato male perché il medico non sa interpretarla bene. Il test è semplice. Ma la formazione no. E se non lo fai, non sai in quale fase sei. E se non sai, non puoi agire.

La ricerca sta andando avanti. Si stanno cercando marcatori nel sangue, come la fibrinogeno, che predice quanto velocemente la malattia peggiora. L’intelligenza artificiale sta aiutando a leggere meglio le spirometrie, riducendo gli errori del 35%. Ma tutto questo non serve se non fai il primo passo: chiedere il test.

Cosa puoi fare oggi?

  • Se fumi: smetti. Oggi. Non domani. Non tra un mese. Oggi.
  • Se hai più di 40 anni e fumi, e hai un po’ di tosse o fiato corto: chiedi la spirometria. Non aspettare che sia "abbastanza grave".
  • Se ti hanno diagnosticato una fase leggera: non sottovalutare. È il momento migliore per cambiare.
  • Se sei in fase moderata o severa: inizia la riabilitazione polmonare. Non è un’opzione. È il tuo strumento per rimanere indipendente.
  • Se hai bisogno di ossigeno: non nasconderlo. Non vergognarti. È una terapia, non un segno di sconfitta.

La BPCO non è una condanna. È una sfida. E come ogni sfida, si vince con informazione, azione e supporto. Non aspettare che i sintomi ti costringano. Agisci prima che il tuo corpo ti costringa a fermarti.

Cos’è il FEV1 e perché è così importante nella BPCO?

Il FEV1 è la quantità d’aria che riesci a espellere dai polmoni in un secondo, dopo un respiro profondo. Viene misurato con la spirometria ed è espresso come percentuale del valore normale per la tua età, altezza e sesso. È l’unico test oggettivo per misurare la gravità della BPCO. Un FEV1 sopra l’80% indica una forma leggera, tra il 50% e l’79% una forma moderata, tra il 30% e il 49% una forma severa, e sotto il 30% una forma molto severa. Questo numero guida le scelte terapeutiche e predice il rischio di crisi e morte.

Posso avere una BPCO severa anche se non fumo?

Sì. Anche se il fumo è la causa principale (circa l’80% dei casi), la BPCO può svilupparsi per esposizione a inquinanti, fumi industriali, fumo passivo, o in rari casi per una carenza genetica di alfa-1 antitripsina. In alcune regioni, l’esposizione a fumi di combustione per cucinare o riscaldare è una causa importante. Non fumare non ti rende immune, ma riduce drasticamente il rischio.

La riabilitazione polmonare serve davvero? È difficile da fare?

Sì, funziona. La riabilitazione polmonare include esercizi fisici guidati, educazione sulla malattia, tecniche di respirazione e supporto psicologico. Non è un corso di yoga. È un programma strutturato che dura 6-8 settimane, 2-3 volte a settimana. Molti pazienti dicono che è faticoso all’inizio, ma dopo poche settimane riescono a camminare più lontano, a salire le scale senza fermarsi, e a sentirsi meno ansiosi. È uno dei trattamenti più efficaci, e lo raccomandano tutte le linee guida internazionali.

Perché i medici a volte non diagnosticano la BPCO in tempo?

Perché i sintomi iniziali - tosse, muco, fiato corto - vengono spesso attribuiti all’età, al fumo, o alla mancanza di forma fisica. Molti medici non fanno la spirometria durante le visite per sintomi respiratori, anche se è l’unico test che conferma la diagnosi. Inoltre, interpretare correttamente la spirometria richiede formazione specifica. Un studio ha mostrato che il 42% dei medici di base commette errori diagnostici perché non conoscono bene la tecnica. La mancanza di tempo e di risorse nei servizi sanitari peggiora la situazione.

C’è una cura per la BPCO?

No, non c’è una cura. Ma c’è un modo per controllarla. La BPCO non si può invertire, ma si può rallentare. Smettere di fumare, seguire la terapia, fare riabilitazione e prevenire le crisi possono mantenere la tua qualità di vita per molti anni. In alcuni casi, la progressione si ferma del tutto. Non è guarigione, ma è vita. E questa è la cosa più importante.

Come posso sapere se ho una crisi di BPCO?

Una crisi, o esacerbazione, si riconosce quando i sintomi peggiorano improvvisamente: respiro più corto del solito, aumento del muco, cambio di colore del muco (giallo o verde), febbre, o confusione mentale. Se noti questi segni, contatta subito il tuo medico. Una crisi non è solo un peggioramento temporaneo. È un evento che può danneggiare i polmoni in modo permanente e aumentare il rischio di morte. Non aspettare che passi da sola.

1 Commenti

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    Marie-Claire Corminboeuf

    febbraio 3, 2026 AT 18:16
    La BPCO non è una malattia, è una metafora della nostra società che ignora i segnali finché non diventano urla. Smettere di fumare? Sì, ma chi ha il potere di cambiare le politiche sanitarie che permettono alle industrie di avvelenarci in nome del profitto? Non è colpa mia se il mio corpo è un campo di battaglia per decisioni prese da altri.

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