Quando un farmaco di marca viene sostituito con una versione generica, molti pazienti - soprattutto genitori di bambini e persone anziane - si chiedono: è davvero la stessa cosa? La risposta tecnica è sì, ma la realtà clinica è molto più complessa. I farmaci generici contengono lo stesso principio attivo, la stessa dose e la stessa via di somministrazione del farmaco di marca. Sono approvati dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e dall’FDA sulla base di studi di bioequivalenza: l’assorbimento nel corpo deve essere compreso tra l’80% e il 125% di quello del farmaco originale. Ma questo intervallo di variazione, anche se regolamentato, può fare la differenza in pazienti vulnerabili.
Perché i bambini non reagiscono allo stesso modo
I farmaci per i bambini non sono semplicemente dosi più piccole di quelli per adulti. Spesso sono formulati specificamente per essere più facili da assumere: sospensioni liquide, compresse masticabili, sapori dolci. Il problema? Molti generici non replicano queste caratteristiche. Secondo l’AIFA, solo il 32% dei farmaci generici per bambini è disponibile in forma liquida o masticabile, contro il 68% dei farmaci di marca. Un bambino di due anni che rifiuta una sospensione di amoxicillina perché troppo amara non sta facendo capricci: sta reagendo a un cambiamento reale nella formulazione. Una madre su tre in un’indagine del 2020 ha dovuto tornare al farmaco di marca per evitare che il figlio saltasse le dosi. E non è solo questione di gusto. Alcuni generici usano eccipienti diversi - conservanti, coloranti, dolcificanti - che possono causare reazioni allergiche o intolleranze in bambini con sensibilità particolari.Le sfide per gli anziani: più farmaci, più confusione
Gli anziani prendono in media 4,8 farmaci al giorno. Ogni cambio di forma, colore o dimensione della compressa può sembrare un nuovo medicinale. Ecco perché il 52% degli anziani intervistati da AARP nel 2023 ha riportato confusione dopo più di due sostituzioni dello stesso farmaco. Un uomo di 78 anni ha smesso di prendere il suo antipertensivo perché la compressa era passata da rossa a bianca, poi a gialla, in sei mesi. Pensava di aver ricevuto un farmaco sbagliato. In realtà, era sempre lo stesso principio attivo, ma prodotto da tre aziende diverse. La confusione si aggiunge a problemi di memoria, vista ridotta e difficoltà di comprensione. Per molti, il generico non è un’opzione economica: è un’incognita. Un sondaggio del 2021 ha rivelato che il 68% degli anziani crede che i farmaci generici siano meno efficaci, non perché lo siano, ma perché sono più economici - un pregiudizio profondamente radicato.Il nocebo: quando la paura fa male
Non è solo una questione di fisica o chimica. C’è un effetto psicologico chiamato “nocebo”: quando ti aspetti che qualcosa faccia male, il tuo corpo lo sente anche se non c’è una ragione biologica. Questo succede spesso con i generici. Uno studio del 2021 ha mostrato che il 58% degli anziani ha segnalato effetti collaterali nuovi dopo il passaggio a un generico, anche se i farmaci erano bioequivalenti. Lo stesso vale per i bambini: i genitori che temono che il generico sia “peggiore” trasmettono ansia, che i piccoli percepiscono. Un bambino che vede la madre preoccupata mentre gli dà una pillola nuova può sviluppare nausea o rifiuto, anche se il farmaco è identico. Il problema non è il generico. È la comunicazione. Dire “è la stessa cosa” non basta. Serve spiegare perché è la stessa cosa, e riconoscere che le differenze visive o di sapore sono reali - e non un segno di inferiorità.
Come parlare ai genitori: non solo informare, ma rassicurare
Quando un farmaco per un bambino viene sostituito, il farmacista o il medico non deve limitarsi a dire: “È più economico”. Deve chiedere: “Ha mai avuto problemi con un farmaco generico in passato?”, “Il bambino ha mai rifiutato una sospensione per il sapore?”, “Le piacerebbe provare prima una piccola confezione?”. L’approccio migliore è il “teach-back”: chiedi al genitore di ripeterti in parole sue cosa ha capito. Se dice: “Dobbiamo darla perché costa meno, ma non è uguale”, hai un problema. Se dice: “So che è la stessa sostanza, ma ha un sapore diverso, quindi lo mischierò con un po’ di mela per farglielo accettare”, hai vinto. Usa immagini. Mostra un confronto tra la compressa di marca e quella generica. Spiega che il colore cambia perché la fabbrica usa un colorante diverso, non perché il farmaco è diverso. E suggerisci soluzioni pratiche: se il generico è troppo amaro, chiedi se c’è una versione con sapore di fragola o se puoi mescolarlo con un po’ di yogurt.Come parlare agli anziani: chiarezza, pazienza, ripetizione
Con gli anziani, la chiave è la semplicità e la costanza. Usa testo grande. Evita parole come “bioequivalenza” o “eccipienti”. Dì: “Questa compressa è fatta con lo stesso ingrediente attivo di quella che prendeva prima, ma è prodotta da un’altra azienda. È più economica, ma funziona allo stesso modo”. Fai un elenco: “Questa è la pillola che prende per la pressione. Ora è bianca, prima era rossa. Ma è sempre la stessa medicina”. Invita un familiare alla conversazione. Molte volte, è il figlio o la nipote che ricorda le dosi. Usa il teach-back: “Può dirmi cosa farà quando vedrà la nuova compressa?”. E poi, fai un piano per il futuro: “La prossima volta che la sua pillola cambierà aspetto, le manderemo un avviso scritto con una foto”. Alcuni farmaci, come quelli per l’epilessia o il cuore, hanno un “indice terapeutico stretto”: anche piccole variazioni nell’assorbimento possono causare problemi. In questi casi, è meglio mantenere lo stesso generico - o persino la marca - per mesi o anni. Non cambiare senza motivo.Le regole cambiano da regione a regione
In Italia, il farmacista può sostituire un farmaco di marca con un generico, ma deve informare il paziente. Non è obbligatorio chiedere il consenso, ma è obbligatorio spiegare. Tuttavia, molte farmacie non lo fanno bene. Alcuni farmacisti dicono solo: “Le do questo, costa meno”. Altri si siedono, parlano per 10 minuti, mostrano le confezioni, chiedono se il paziente ha avuto esperienze negative. La differenza è enorme. Una ricerca del 2022 ha mostrato che quando il farmacista usa il teach-back e fornisce materiale visivo, la percentuale di pazienti che smettono di prendere il farmaco scende del 29%. Ecco perché la formazione del personale sanitario è fondamentale. Non è solo un problema di costi: è un problema di fiducia.
fabio ferrari
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