Biologici nell'asma grave: Anti-IgE e Anti-IL-5, cosa cambia davvero?

Biologici nell'asma grave: Anti-IgE e Anti-IL-5, cosa cambia davvero?

Mirko Vukovic
dicembre 15, 2025

Perché gli asmatici gravi hanno bisogno di qualcosa di più degli inhalatori

Se hai l’asma grave, sai bene che gli inhalatori da soli non bastano. Puoi fare tutto bene: usare il cortisone inalato, il beta-agonista di lunga durata, controllare gli allergeni, evitare i trigger. Eppure, ogni pochi mesi ti ritrovi in pronto soccorso, con il respiro che ti scappa, i polmoni che bruciano, e il bisogno di pillole di cortisone che ti rovinano le ossa e ti fanno ingrassare. Questo non è solo “asma che non si controlla”. È un’infiammazione che va oltre gli schemi classici. Ed è qui che entrano in gioco i biologici.

Non sono farmaci nuovi, ma sono rivoluzionari. Sono anticorpi creati in laboratorio, come armi precise, che colpiscono solo una parte del sistema immunitario che ti sta facendo del male. Due di questi, anti-IgE e anti-IL-5, hanno cambiato la vita a migliaia di persone. E non è un discorso teorico: sono dati concreti, da trial clinici e da chi li usa ogni giorno.

Anti-IgE: quando l’asma è allergico, e non solo

Omalizumab, noto con il nome commerciale Xolair, è stato il primo biologico approvato per l’asma grave, nel 2003. Funziona bloccando l’IgE, un anticorpo che nel tuo corpo reagisce agli allergeni come acari, pollini o peli di animali. Quando l’IgE si lega ai mastociti e ai basofili, questi rilasciano istamina e altre sostanze che causano infiammazione, broncospasmo, tosse, respiro sibilante.

Omalizumab impedisce questo meccanismo. Non cura l’allergia, ma spegne la reazione che la rende pericolosa per i polmoni. È efficace solo se hai un’asma allergica confermata: test cutanei positivi o IgE specifica nel sangue per almeno un allergene permanente (come l’acaro della polvere), e livelli di IgE totale tra 30 e 1500 IU/mL. Non funziona se sei un asmatico non allergico.

Nei trial, ha ridotto gli attacchi di asma del 50% circa. Significa: meno visite al pronto soccorso, meno ricoveri, meno cortisone orale. Ma non agisce subito. Servono 3-6 mesi per vedere i risultati. E non è un salvagente per un attacco in corso: non lo usi quando sei in crisi. Lo usi per prevenire la crisi.

Anti-IL-5: la guerra agli eosinofili

Se l’anti-IgE colpisce la reazione allergica, gli anti-IL-5 colpiscono un altro nemico: gli eosinofili. Questi sono cellule infiammatorie che, in alcuni asmatici, si accumulano nei polmoni e nei tessuti respiratori, causando danni cronici. Non sono legati all’allergia. Sono legati a un’infiammazione diversa, chiamata eosinofilica.

Per capire se sei candidato, il medico misura gli eosinofili nel sangue. Se hai almeno 150 cellule/μL negli ultimi 12 mesi (o 300 in alcuni casi), sei nel gruppo giusto. Qui entrano in gioco tre farmaci: mepolizumab (Nucala), reslizumab (Cinqair) e benralizumab (Fasenra).

Mepolizumab e reslizumab legano direttamente l’IL-5, la molecola che dice agli eosinofili: “cresci, sopravvivi, attacca”. Benralizumab va oltre: si lega al recettore dell’IL-5 sulla superficie degli eosinofili, e fa sì che il tuo stesso sistema immunitario li distrugga. È un po’ come dare un ordine di esecuzione ai tuoi linfociti NK. Il risultato? Eosinofili che scompaiono quasi del tutto entro 24 ore.

Nel trial MENSA, mepolizumab ha ridotto gli attacchi del 52%. Benralizumab, nel trial ZONDA, ha fatto il 51%. E la differenza più grande? Benralizumab va somministrato ogni 8 settimane dopo i primi tre mesi. Mepolizumab ogni 4 settimane. Reslizumab richiede un’infusione endovenosa, quindi devi andare in ospedale. Benralizumab si fa con un pen autoiniettore, come l’insulina.

Giovane uomo che corre in un parco autunnale, sereno e senza difficoltà respiratorie.

Quale scegliere? Non è una questione di “migliore”, ma di “giusto per te”

Non esiste un biologico migliore in assoluto. Esiste il biologico giusto per il tuo tipo di asma.

  • Se hai asma allergica, con IgE alta e test positivi per allergeni → omalizumab
  • Se hai asma eosinofilica, con eosinofili alti, ma non sei allergico → mepolizumab o benralizumab
  • Se vuoi meno iniezioni → benralizumab (ogni 8 settimane dopo i primi mesi)
  • Se non puoi fare iniezioni a casa → reslizumab (infusione in ospedale)

Alcuni pazienti provano prima un farmaco, non vedono risultati, e passano all’altro. Non è un fallimento. È il processo. Perché questi farmaci non funzionano per tutti. Circa il 30-40% delle persone non risponde, anche se hanno i biomarcatori giusti. E non c’è un modo per saperlo prima. Si prova, si aspetta 6 mesi, si valuta. Se non migliora, si cambia.

Costi, accesso e la realtà dietro le promesse

Questi farmaci costano tra i 25.000 e i 40.000 dollari l’anno. In Italia, sono coperti dal Servizio Sanitario Nazionale, ma solo dopo una valutazione rigida. Devi dimostrare che:

  1. Hai l’asma grave, con almeno 2 esacerbazioni all’anno negli ultimi 12 mesi
  2. Hai usato correttamente gli inhalatori (e non li hai trascurati)
  3. Hai controllato altri problemi (rinite, reflusso, obesità, fumo)
  4. Hai i biomarcatori giusti (IgE o eosinofili)

La burocrazia può essere lunga. In media, ci vogliono 3-4 settimane per l’autorizzazione. E non è raro che un paziente debba ricorrere a una seconda opinione o a un’associazione di pazienti per ottenere il farmaco.

Ma il costo non è solo economico. È anche fisico. Ogni iniezione è un momento di ansia. Alcuni hanno dolore, arrossamento o gonfiore al sito di iniezione. Succede al 20-30% dei pazienti all’inizio. Poi si abituano. Altri hanno mal di testa, naso chiuso, mal di gola. Rari ma possibili: reazioni anafilattiche. Si verificano in 1 caso su 1.000. Per questo la prima iniezione si fa in ospedale.

Cosa dicono quelli che li usano

Non sono solo dati dei trial. Sono storie vere.

Una paziente di Bologna, 42 anni, ha smesso di prendere cortisone orale dopo 7 anni. “Dopo 4 mesi con benralizumab, ho fatto la prima vacanza senza paura di avere un attacco. Non ho più chiamato il medico di notte.”

Un ragazzo di 19 anni a Torino, che ogni autunno finiva in ospedale. “Con mepolizumab, ho avuto zero attacchi per 18 mesi. Ho ripreso a correre. Non credevo fosse possibile.”

Ma non è tutto rose. Un utente su Reddit ha scritto: “Benralizumab mi ha fatto venire dolori articolari terribili. Dopo 3 dosi, ho dovuto fermarmi. L’asma era sotto controllo, ma il corpo mi stava pagando un prezzo troppo alto.”

Questo è il punto: i biologici non sono magici. Sono potenti. E hanno un prezzo. Ma per molti, quel prezzo vale la pena.

Gruppo di pazienti e medici in un ambulatorio, uno riceve un'iniezione mentre altri osservano con calma.

Quanto ci mettono a fare effetto? E cosa fare se non funzionano?

Non aspettarti risultati dopo una settimana. Alcuni sentono un miglioramento dopo 4 settimane. Altri devono aspettare 12-16 settimane. Il tuo medico ti chiederà di tenere un diario: quanti attacchi, quante volte hai usato il salbutamolo, se hai dormito bene, se hai avuto tosse notturna.

Se dopo 6 mesi non c’è miglioramento, non è colpa tua. È che quel farmaco non era fatto per te. Si passa a un altro. O si valuta se ci sono altre cause: rinite non controllata, reflusso gastroesofageo, apnea notturna, stress. A volte, l’asma grave non è solo asma. È un insieme di problemi.

Un’altra cosa: non smettere mai gli inhalatori. I biologici sono aggiuntivi. Non li sostituiscono. Se li interrompi, l’asma può tornare peggio di prima.

Il futuro: cosa cambierà nei prossimi anni

Tezepelumab (Tezspire), approvato nel 2021, è un nuovo biologico che agisce prima dell’IL-5 o dell’IgE. Blocca una molecola chiamata TSLP, che è come il “pulsante di avvio” dell’infiammazione nell’asma. Funziona anche se non hai eosinofili alti o IgE elevata. È un’opzione per chi non risponde agli altri.

Stanno studiando formulazioni con iniezioni ogni 6 mesi. Se funzionano, cambieranno tutto. Meno visite, meno stress, più aderenza.

E poi ci sono gli algoritmi. Non si tratta più solo di misurare eosinofili o IgE. Si sta cercando di combinare dati genetici, esami del respiro, storia clinica, per prevedere chi risponderà a quale farmaco. Entro il 2027, potremo dire: “Tu sei candidato per il farmaco X, non per il Y.”

La verità che nessuno ti dice

I biologici non sono la soluzione a tutti i problemi dell’asma. Non sono per tutti. Non sono economici. Non agiscono subito. E non sono un’alternativa a una buona gestione quotidiana.

Ma per chi ha provato tutto, e ancora soffre? Per chi ha perso il lavoro per gli attacchi? Per chi non può più giocare con i figli senza paura? Per chi ha paura di dormire?

Per loro, i biologici sono un’opportunità. Non un miracolo. Ma una speranza concreta. E a volte, è proprio questo che serve: non la cura perfetta, ma la possibilità di respirare senza ansia.

I biologici curano l’asma grave?

No, non curano l’asma. Sono terapie aggiuntive che riducono le infiammazioni specifiche che causano gli attacchi. Funzionano solo se usati insieme agli inhalatori standard. Non si smette mai di usare il cortisone inalato o il beta-agonista.

Quanto tempo ci vuole per vedere i risultati con i biologici?

I primi miglioramenti possono apparire dopo 4-8 settimane, ma i risultati più significativi - come meno attacchi e meno cortisone orale - si vedono dopo 6 mesi. Alcuni pazienti aspettano fino a 16 settimane prima di notare una differenza chiara.

I biologici hanno effetti collaterali gravi?

Gli effetti più comuni sono dolore o arrossamento al sito di iniezione, mal di testa, naso chiuso. Le reazioni allergiche gravi (anafilassi) sono rare: circa 1 su 1.000 somministrazioni. Per questo la prima iniezione si fa sempre in struttura sanitaria. Se hai una storia di allergie severe, il rischio aumenta.

Posso scegliere da solo quale biologico provare?

No. La scelta dipende dai biomarcatori: IgE per l’anti-IgE, eosinofili per gli anti-IL-5. Devi fare esami del sangue e test allergologici. Il medico specialista valuta il tuo profilo clinico, la storia degli attacchi, e ti propone l’opzione più adatta. Non si può scegliere per caso o per pubblicità.

Se un biologico non funziona, significa che non posso più usarne altri?

No. Se un farmaco non dà risultati dopo 6 mesi, si prova un altro. È normale. Circa il 30-40% dei pazienti non risponde al primo biologico, ma molti rispondono al secondo. La chiave è non arrendersi e continuare a lavorare con lo specialista.

I biologici sono disponibili in Italia? E chi li paga?

Sì, sono disponibili in Italia e coperti dal Servizio Sanitario Nazionale, ma solo per i pazienti con asma grave e biomarcatori confermati. L’accesso richiede una valutazione specialistica, documentazione degli attacchi e autorizzazione da parte dell’ASL. Il paziente non paga nulla, ma ci possono essere ritardi burocratici di 3-6 settimane.

13 Commenti

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    Nicolas Maselli

    dicembre 15, 2025 AT 21:32
    Io ho provato il benralizumab e dopo tre mesi ho smesso di andare in pronto soccorso. Non è magia, ma funziona. Basta non mollare.
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    Emanuele Saladino

    dicembre 17, 2025 AT 07:14
    Sai cosa mi colpisce di questi farmaci? Che non curano l’asma... ma ti restituiscono la vita. Ecco, è questo il punto. Non è una pillola, è un ritorno alla normalità. Quella che pensavi di aver perso per sempre.
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    Donatella Santagata

    dicembre 17, 2025 AT 14:34
    Non si può permettere a chi non segue le terapie di accedere a farmaci da 40.000 euro l’anno. La responsabilità è prima di tutto del paziente.
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    Lucas Rizzi

    dicembre 17, 2025 AT 14:45
    L’approccio biomarker-driven rappresenta un paradigma shift nella gestione dell’asma grave. L’eterogeneità fenotipica richiede una stratificazione terapeutica basata su endotipi immunologici, non su sintomatologia empirica. La medicina di precisione non è un’opzione: è l’unico percorso sostenibile.
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    Andrea Arcangeli

    dicembre 18, 2025 AT 14:52
    ma se uno ha l’asma e non fa niente per controllare l’ambiente... tipo non pulisce mai casa o fuma... poi si lamenta che i biologici non funzionano? boh
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    Matteo Capella

    dicembre 20, 2025 AT 14:21
    Sai cosa mi ha cambiato la vita? Non il farmaco. Ma il fatto che qualcuno mi ha detto: "Non sei un fallito, sei solo nel tipo sbagliato di asma." Finalmente mi sentivo visto.
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    Davide Quaglio Cotti

    dicembre 20, 2025 AT 22:27
    Ehi, ho visto un video su YouTube dove un tizio diceva che il reslizumab lo fa sentire come se avesse un’arma a razzo nel braccio... e poi si metteva a ridere. Non so se è vero, ma mi ha fatto sorridere. A volte serve anche un po’ di umorismo, no?
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    Giuseppe Chili

    dicembre 22, 2025 AT 06:36
    La prima iniezione è stata un’esperienza intensa. Ho tremato come un ragazzino al primo appuntamento. Ma quando ho visto il mio diario degli attacchi scendere da 8 a 1 al mese... ho capito che valeva ogni minuto di paura.
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    Giovanni Biazzi

    dicembre 23, 2025 AT 13:07
    tutti dicono che funziona ma io ho provato tutto e niente. e poi mi dicono che devo aspettare 6 mesi... ma io ho 40 anni e non ho 6 mesi da perdere. e poi i medici sono tutti uguali, non ascoltano mai.
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    Claudia Melis

    dicembre 24, 2025 AT 02:44
    Ah sì, i biologici. Quella cosa che costa più di un’auto e ti fa sentire un esperimento vivente. Ma almeno non ti dicono più "fai più sport". Ecco, questo è un progresso. Non è poco.
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    Nicola G.

    dicembre 24, 2025 AT 22:33
    Sei fortunato se hai accesso a questi farmaci. Io ho dovuto scrivere 7 email, fare 3 appelli, e mandare il certificato di disabilità. E poi mi hanno detto "aspetti la prossima riunione dell’ASL". 😔
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    Elisa Pasqualetto

    dicembre 26, 2025 AT 11:26
    Dovrebbero bloccare questi farmaci ai migranti che non pagano le tasse. Non si può spendere 40k per un italiano che non ha mai smesso di fumare. Questo è il sistema che va cambiato.
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    nico tac

    dicembre 26, 2025 AT 15:49
    Quando ho iniziato con l’omalizumab, pensavo fosse una fregatura. Avevo letto troppe storie di gente che diceva "non funziona". Ma poi ho cominciato a dormire. Non ho più svegliato mia moglie per la tosse. Ho ricominciato a correre. Non è un miracolo. È scienza. E la scienza, a volte, è l’unica cosa che ti salva quando nient’altro ti capisce. Non è che il corpo ti ha tradito. È che non sapevamo ancora come ascoltarlo. Ora lo sappiamo. E per chi ha pazienza, la risposta arriva. Non subito. Ma arriva. E quando arriva, non è solo un miglioramento. È un risveglio.

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