L’ecografia renale è lo strumento più usato al mondo per capire se i reni sono ostruiti o se hanno cambiato dimensione. Non usa radiazioni, non è invasiva, e si fa in pochi minuti. Per questo, nei pronto soccorso, negli ambulatori e nei reparti di nefrologia, è la prima cosa che si fa quando un paziente ha dolore al fianco, non urina bene, o ha un’infiammazione sospetta.
Cosa si vede esattamente con l’ecografia renale?
L’ecografia non ti dice solo se i reni sono grandi o piccoli. Ti mostra la struttura interna: la corteccia, il pelvi renale, i calici. E ti misura con precisione:
- La lunghezza del rene: in un adulto sano va da 9 a 13 cm. Se è più corto di 9 cm, potrebbe essere atrofizzato.
- Lo spessore della corteccia: deve essere almeno 1 cm. Se è più sottile, vuol dire che il tessuto renale è stato danneggiato, forse da un’ostruzione cronica.
- Il diametro antero-posteriore del pelvi renale: se supera i 7 mm, si parla di idronefrosi. È il segno più chiaro che l’urina non scorre bene.
Queste misure non sono solo numeri. Sono indicatori vitali. Un rene che si ingrandisce perché l’urina si accumula (idronefrosi) è un rene sotto pressione. E se la pressione dura troppo, il tessuto si danneggia in modo irreversibile.
Il resistive index: il segreto nascosto nel flusso sanguigno
La vera forza dell’ecografia moderna non è solo l’immagine. È il Doppler. Con questo strumento, si misura il flusso sanguigno nelle arterie renali. E si calcola un numero: il resistive index (RI).
Si fa così: si prende la velocità massima del flusso durante il battito cardiaco (sistolica), si sottrae la velocità minima alla fine del battito (diastolica), e si divide il risultato per la velocità massima.
Il valore normale è sotto 0.70. Se sale a 0.70 o oltre, c’è un’alta probabilità di ostruzione. Uno studio del 2015 pubblicato sul Nigerian Journal of Clinical Practice ha dimostrato che un RI ≥ 0.70 ha un’86,7% di sensibilità e un’90% di specificità per rilevare l’ostruzione renale. Questo significa che quasi tutti i reni ostruiti lo segnalano, e quasi nessun rene sano lo segnala per errore.
Perché funziona? Perché quando l’urina si blocca, la pressione dentro il rene sale. Questa pressione comprime i vasi sanguigni interni. Il sangue fatica a entrare e uscire. Il flusso diventa più resistente. E il Doppler lo vede.
Idronefrosi: quando l’urina si ferma
L’idronefrosi è il segno più comune di ostruzione. Ma non è sempre la stessa cosa. Si classifica in gradi:
- Grado 1: solo il pelvi renale è leggermente dilatato. Spesso non causa sintomi.
- Grado 2: si vedono anche i calici minori dilatati. Il rene inizia a ingrandirsi.
- Grado 3: la corteccia si assottiglia. Il tessuto renale è sotto stress.
- Grado 4: il rene è molto grande, la corteccia è sottilissima. Rischio di danno permanente.
Questo sistema di classificazione, chiamato Society for Fetal Urology, è usato ovunque. Perché? Perché ti dice quanto tempo hai prima che il danno diventi irreversibile. Un paziente con idronefrosi di grado 1 può aspettare. Uno con grado 3 ha bisogno di un intervento entro settimane.
Perché l’ecografia, e non la TAC?
Molti pensano che la TAC sia la migliore. E in effetti, vede le pietre più piccole. Ma ha un prezzo: 10 mSv di radiazione per scansione. È come fare 300 radiografie del torace. E non serve sempre.
La TAC è utile quando cerchi una pietra da 2 mm. Ma per la maggior parte dei casi, l’ecografia basta. Perché?
- Non esponi il paziente a radiazioni (importante per donne incinte, bambini, pazienti che devono fare controlli ripetuti).
- Costa tra i 200 e i 500 dollari (negli USA). La TAC costa 10 volte di più.
- La fai subito, al letto del paziente. In pronto soccorso, riduce il tempo di diagnosi di 45 minuti rispetto alla TAC.
Un’analisi del 2022 ha mostrato che la TAC riesce a vedere pietre da 1-2 mm. L’ecografia ne vede solo l’80% se sono più grandi di 3 mm. Ma per il 90% dei pazienti con colica renale, non serve vedere la pietra da 1 mm. Serve capire se c’è un’ostruzione. E l’ecografia lo fa bene.
Limiti e sfide: quando l’ecografia fallisce
Non è una magia. Ha i suoi limiti.
Obesità: se il BMI supera 35, le onde sonore non penetrano bene. Il rene diventa invisibile. In questi casi, si passa alla TAC o alla risonanza magnetica.
Gas intestinali: l’aria blocca le onde. Se il paziente ha molto gas nell’intestino, l’immagine può essere confusa. A volte si chiede di bere acqua o di aspettare un’ora.
Esperienza dell’operatore: uno studio del 2018 ha mostrato che tra un sonografo esperto e uno alle prime armi, c’è fino al 20% di differenza nella misurazione della lunghezza del rene. Per diventare bravi, servono almeno 50 esami guidati. L’AIUM (American Institute of Ultrasound in Medicine) richiede 40 esami supervisionati per la certificazione.
Un medico di un ospedale di Milano ha scritto su un forum: “Ho visto un paziente con idronefrosi di grado 2. Il medico del pronto soccorso ha detto che era normale. Ho rifatto l’ecografia. Era grado 4. Non aveva capito cosa guardare.”
Le nuove frontiere: elastografia e intelligenza artificiale
L’ecografia non è ferma al 1990. Sta cambiando.
Elastografia a onde di taglio: questa tecnica misura la rigidità del tessuto renale. Quando l’urina si accumula, il rene si indurisce. Uno studio del 2013 ha dimostrato che la rigidità aumenta linearmente con la pressione. Ora, in alcuni centri, si usa per valutare l’entità dell’ostruzione senza bisogno di misurare il diametro del pelvi.
Intelligenza artificiale: il Mayo Clinic ha avviato un progetto per far riconoscere all’AI il grado di idronefrosi automaticamente. Basta caricare l’immagine, e l’algoritmo ti dice se è grado 1, 2 o 3. Riduce gli errori umani.
Microscopia ad ultrasuoni: una tecnica sperimentale che potrebbe contare i nefroni, le unità funzionali del rene. Non è ancora in uso, ma potrebbe permettere di vedere il danno renale prima che si manifesti con sintomi o cambiamenti dimensionali.
Come si fa un esame corretto?
Non basta premere un pulsante. Serve un protocollo.
- Il paziente è a pancia in su, con la pancia scoperta. Può essere idratato, ma non serve digiuno.
- Si usa un trasduttore da 2-5 MHz per gli adulti. Per i bambini, si usa uno da 5-7.5 MHz.
- Si esaminano entrambi i reni in due piani: longitudinale e trasversale.
- Si misurano lunghezza, larghezza, spessore della corteccia.
- Si misura il diametro del pelvi renale nel punto più largo.
- Si attiva il Doppler e si misura il resistive index su almeno tre onde ripetibili, preferibilmente dalle arterie interlobari.
- Si valuta la presenza di idronefrosi con la scala SFU.
- Si documenta tutto: dimensioni, RI, grado di idronefrosi, eventuali calcoli, e osservazioni.
Se non fai il Doppler, non hai fatto l’ecografia renale completa. Se non misuri il RI, non sai se l’ostruzione è attiva o cronica.
Per chi è l’ecografia renale il miglior strumento?
- Pazienti con colica renale: per capire se c’è ostruzione, non solo se c’è una pietra.
- Donne incinte: evitano radiazioni. L’idronefrosi è comune in gravidanza, ma va monitorata.
- Bambini: l’ecografia è la prima scelta per diagnosi di ostruzione ureteropelvica (UPJ).
- Pazienti con insufficienza renale cronica: per vedere se i reni sono atrofizzati o se c’è un’ostruzione reversibile.
- Pazienti che devono fare controlli frequenti: dopo un intervento per UPJ, si fa un’ecografia ogni settimana. Senza radiazioni.
Non è adatto per: obesi con BMI >35, pazienti con sospetto di tumore renale (serve la TAC o la risonanza), o quando serve sapere con precisione la composizione di una pietra (calcolite di acido urico? di calcio?).
Cosa succede dopo l’ecografia?
Se l’ecografia mostra un’ostruzione:
- Grado 1-2: si controlla in 1-2 settimane. Si dà acqua, si monitora la diuresi.
- Grado 3-4: si fa una TAC o una risonanza per capire la causa (pietra? linfonodo? tumore?).
- Se c’è febbre o infezione: si ricovera. L’ostruzione con infezione è un’emergenza.
- Se il RI è alto: si valuta l’intervento urgente. Non si aspetta.
Se l’ecografia è normale, ma il dolore persiste: si considera un’altra causa (appendicite, calcoli ureterali piccoli, patologie ginecologiche).
L’ecografia renale può vedere le pietre?
Sì, ma non tutte. L’ecografia vede circa l’80% dei calcoli più grandi di 3 mm. Le pietre molto piccole (1-2 mm) o quelle fatte di acido urico (più trasparenti alle onde) possono sfuggire. Per questo, se il sospetto è alto e l’ecografia è negativa, si fa una TAC. Ma per la maggior parte dei casi, l’ecografia basta per capire se c’è un’ostruzione, non per trovare la pietra.
L’ecografia fa male?
No. È completamente indolore. Si applica un gel sulla pelle e si muove una sonda. Non c’è nessuna puntura, nessuna radiazione. È la stessa tecnologia usata per le ecografie in gravidanza.
Perché il resistive index è più importante della dimensione del rene?
Perché la dimensione ti dice cosa è successo in passato. Il resistive index ti dice cosa sta succedendo ora. Un rene può essere grande per anni a causa di un’ostruzione vecchia, ma se il RI è normale, il flusso sanguigno è tornato. È un segno che l’ostruzione è risolta. Al contrario, un rene di dimensioni normali ma con RI alto può essere in fase acuta di ostruzione. Il RI ti dice se c’è un pericolo attivo.
L’ecografia può sostituire la TAC?
Non sempre, ma spesso sì. Per la diagnosi iniziale di ostruzione, l’ecografia è la prima scelta. La TAC serve solo quando l’ecografia non dà risposte chiare, o quando serve sapere la composizione di una pietra, o quando si sospetta un tumore. In molti ospedali, si fa prima l’ecografia. Se è negativa o incerta, si passa alla TAC. Questo riduce l’esposizione alle radiazioni del 60% nei pazienti con colica renale.
Quanto dura l’esame?
Tra i 15 e i 30 minuti. Se il paziente è obeso o ha molto gas, può durare di più. Ma in genere, il risultato è disponibile subito. In pronto soccorso, il medico può vedere l’immagine mentre l’esame è in corso.
Cosa fare dopo l’esame
Se l’ecografia ha mostrato un’ostruzione, non aspettare. Parla con un nefrologo o un urologo. Se il RI è alto e l’idronefrosi è di grado 3 o 4, l’intervento non può aspettare. Se è di grado 1 e il RI è normale, puoi monitorare con un’altra ecografia tra 2-4 settimane.
Se l’ecografia è normale, ma il dolore persiste, non dimenticare altre cause: infezioni urinarie, calcoli molto piccoli, problemi ginecologici, o malattie intestinali. L’ecografia non vede tutto. Ma vede abbastanza per guidare la prossima mossa.
Per chi ha bisogno di controlli ripetuti - come i pazienti dopo un intervento per ostruzione ureteropelvica - l’ecografia è il miglior strumento. Nessuna radiazione. Nessun costo elevato. E una precisione sufficiente per tenere sotto controllo la salute dei reni.
emily borromeo
dicembre 24, 2025 AT 18:21Agnese Mercati
dicembre 26, 2025 AT 15:26Luca Adorni
dicembre 27, 2025 AT 16:57Guido Vassallo
dicembre 28, 2025 AT 06:08Gennaro Chianese
dicembre 29, 2025 AT 21:30Aniello Infantini
dicembre 30, 2025 AT 04:28Paolo Moschetti
dicembre 31, 2025 AT 15:40Giovanni Palmisano
gennaio 2, 2026 AT 14:55Lorenzo Gasparini
gennaio 3, 2026 AT 18:24Stefano Sforza
gennaio 4, 2026 AT 11:10