Consenso presunto in farmacia: quando il farmacista può sostituire il farmaco senza chiedere

Consenso presunto in farmacia: quando il farmacista può sostituire il farmaco senza chiedere

Mirko Vukovic
gennaio 4, 2026

Quante volte hai ricevuto un farmaco diverso da quello prescritto dal medico, senza che nessuno te lo avesse chiesto? Se vivi in Italia, probabilmente mai. Ma negli Stati Uniti, questo succede ogni giorno. E non è un errore: è la legge.

Cosa significa consenso presunto?

Il consenso presunto è una regola che permette al farmacista di sostituire un farmaco di marca con una versione generica, senza chiedere il tuo permesso esplicito al momento della consegna. Non devi firmare nulla, non devi dire sì. Basta che tu abbia una prescrizione valida, e il farmacista può cambiare il nome del farmaco sullo scontrino, senza avvisarti prima.

Questa pratica esiste da decenni, nata negli anni ’80 negli Stati Uniti, dopo la legge Hatch-Waxman, che ha reso più facile e veloce l’approvazione dei farmaci generici. L’obiettivo era chiaro: far risparmiare soldi al sistema sanitario. E ha funzionato. Oggi, il 90% delle prescrizioni negli Stati Uniti riguarda farmaci generici, ma questi rappresentano solo il 15% della spesa totale in farmaci. In dieci anni, questa regola ha fatto risparmiare al sistema sanitario americano oltre 1,68 trilioni di dollari.

Quanti stati lo permettono?

Negli Stati Uniti, 43 dei 50 stati e il Distretto di Columbia applicano il consenso presunto. Questo significa che in quasi tutti i posti, il farmacista può sostituire il farmaco senza chiederti nulla. Solo 7 stati - tra cui Alaska, Hawaii e Maryland - richiedono che tu dia il tuo consenso esplicito prima di ogni sostituzione.

Ma non è tutto uguale. In 19 stati, il farmacista è obbligato a sostituire il farmaco di marca con la versione generica, se disponibile. Negli altri 31, può farlo, ma non è tenuto. E in molti di questi, anche se non devi dire sì, la legge richiede che ti avvisino dopo che il farmaco è stato cambiato. Questo avviso può arrivare su uno scontrino, su un foglietto, o dentro la confezione.

Perché alcune persone non sono d’accordo?

La maggior parte dei pazienti non sa neanche che il farmaco è stato cambiato. E quando lo scopre, spesso è contento: «Mi ha fatto risparmiare 45 dollari al mese», dice una paziente in California. Ma per alcuni farmaci, il rischio è reale.

Ci sono farmaci con indice terapeutico ristretto: piccole variazioni nella quantità di principio attivo nel sangue possono causare effetti gravi. Sono i farmaci per l’epilessia, la tiroide, il cuore, o i farmaci anticoagulanti. L’American Epilepsy Society ha documentato 178 casi di crisi epilettiche tra il 2018 e il 2022, legati a cambi di generico. In 15 stati, per questi farmaci, la legge richiede il consenso esplicito. In altri, invece, no.

Un medico di Harvard, il dottor Jerry Avorn, ha scritto: «Il consenso presunto per certi farmaci è un rischio inaccettabile per la sicurezza dei pazienti». E ha ragione, per alcuni. Ma il problema non è il generico in sé. È che non tutti i generici sono uguali, anche se la FDA li dichiara equivalenti. La bioequivalenza è misurata con test standardizzati, ma non tiene conto di come il corpo di ogni persona assorbe il farmaco.

Un farmacista spiega a una paziente che il farmaco è stato sostituito con una versione generica, con un avviso nella confezione.

Quanto risparmia il sistema?

Il risparmio è enorme. Ogni prescrizione sostituita fa risparmiare tra i 10 e i 50 dollari. In un anno, solo con il consenso presunto, le farmacie americane risparmiano 2,8 miliardi di dollari in tempo di lavoro. Un farmacista impiega 1,7 minuti in meno per ogni prescrizione. In una giornata, sono decine di risparmi. E per i pazienti anziani su Medicare Part D, il risparmio medio annuo è di 627 dollari.

Ma c’è un prezzo. Le farmacie devono tenere registri precisi di ogni sostituzione. In uno stato con consenso presunto, un farmacista passa 42 secondi a documentare ogni cambio. In quelli con consenso esplicito, ne bastano 28. E se un paziente ha un problema dopo la sostituzione, il farmacista deve dimostrare di aver seguito la legge. In 26 stati, la legge protegge il farmacista da responsabilità maggiori rispetto a quelle per il farmaco di marca. Negli altri 24, no.

Cosa succede con i farmaci biologici?

I farmaci biologici - quelli per il cancro, la psoriasi, l’artrite - sono più complessi dei generici tradizionali. Si chiamano biosimilari, e non sono identici al farmaco originale. Per questo, la regola del consenso presunto non funziona bene.

Quarantacinque stati impongono regole più severe per i biosimilari. Solo 6 stati permettono la sostituzione automatica senza ulteriori passaggi. Quattro stati - North Carolina, Oklahoma, Pennsylvania e Texas - non permettono nemmeno la sostituzione automatica. E la FDA ha creato un documento separato, il Purple Book, per tenere traccia di quali biosimilari sono considerati “intercambiabili”.

Il problema? I pazienti non capiscono la differenza. Pensano che un biosimilare sia come un generico. Ma non lo è. E se un farmacista lo sostituisce senza avvisare, può creare confusione, paura, o persino effetti collaterali.

Come fa un farmacista a non sbagliare?

Un farmacista in uno stato con consenso presunto deve conoscere:

  • Quali farmaci sono sostituibili (controlla l’Orange Book della FDA)
  • Quali farmaci hanno restrizioni speciali (epilessia, tiroide, warfarin, ecc.)
  • Quali sono le regole di notifica nel suo stato
  • Come documentare la sostituzione correttamente

La National Association of Boards of Pharmacy stima che un farmacista nuovo passi 17 ore nel primo anno solo per imparare le leggi locali. E ogni anno deve aggiornarsi per altri 4 ore. La maggior parte degli stati richiede questo aggiornamento per rinnovare la licenza.

Le grandi catene di farmacie usano sistemi elettronici che bloccano automaticamente le sostituzioni non consentite. Le farmacie indipendenti, invece, spesso si affidano a manuali cartacei o a un’app. E non sempre funziona bene. Un’indagine del 2023 ha mostrato che le farmacie indipendenti rispettano le regole solo nell’89% dei casi, contro il 97% delle catene.

Pazienti in una farmacia osservano farmaci con etichette di avvertimento, mentre il farmacista consulta manuali legali.

Cosa cambierà nei prossimi anni?

L’industria vuole standardizzare. La proposta di una “Legge Modello per la Sostituzione” sta guadagnando supporto in 17 stati. L’obiettivo? Eliminare la confusione tra un stato e l’altro.

Ma il futuro è complesso. Nel 2028, i biosimilari potrebbero rappresentare il 25% del mercato dei farmaci biologici. E non possiamo trattarli come generici. Alcuni esperti propongono un modello a “livelli”: consenso presunto per la maggior parte dei farmaci, ma consenso esplicito solo per quelli a indice terapeutico ristretto.

La FDA sta lavorando a nuove linee guida. Alcuni stati, come la California e New York, hanno già aggiornato le loro leggi per includere notifiche più chiare sui biosimilari. Ma in molti altri, la legge è ancora ferma al 2015.

Sei un paziente: cosa puoi fare?

Se vivi negli Stati Uniti e ricevi un farmaco diverso da quello prescritto:

  • Controlla sempre la confezione e lo scontrino
  • Chiedi: “Questo è lo stesso di quello che mi ha prescritto il dottore?”
  • Se hai una malattia cronica (epilessia, diabete, ipertensione, artrite), chiedi esplicitamente di non sostituire
  • Se noti cambiamenti strani (stanchezza, capogiri, crisi), parla subito con il tuo medico e con il farmacista

Non è colpa tua se non lo sai. Ma se lo sai, puoi proteggerti. E se ti senti a disagio con la sostituzione, non hai torto. La legge ti permette di chiedere il farmaco di marca, anche in uno stato con consenso presunto. A volte basta chiedere.

Perché non funziona così in Italia?

In Italia, la sostituzione del farmaco è permessa, ma solo se il paziente acconsente esplicitamente. Il farmacista deve chiedere: “Vuole il generico?”. E tu puoi dire di no. Questo sistema è più lento, ma più trasparente. E protegge la tua scelta.

Non è perfetto. Ma in un Paese dove la fiducia nel sistema sanitario è alta, la trasparenza conta più dell’efficienza. E forse, è proprio questo il punto: il consenso presunto funziona bene dove la fiducia è bassa, e il risparmio è urgente. Ma non sostituisce il diritto di sapere.

Cosa significa “consenso presunto” in farmacia?

Significa che il farmacista può sostituire un farmaco di marca con una versione generica senza chiedere il tuo permesso esplicito prima di consegnarlo. La legge presume che tu sia d’accordo, a meno che non lo dici diversamente.

In quali casi il farmacista non può sostituire il farmaco?

Il farmacista non può sostituire se: il medico ha scritto “non sostituibile” sulla prescrizione; il farmaco ha un indice terapeutico ristretto (come quelli per l’epilessia o la tiroide) e la legge dello stato lo vieta; il farmaco è un biosimilare e la legge richiede consenso esplicito; o se tu, in uno stato con consenso esplicito, hai detto di no.

I farmaci generici sono meno efficaci?

Per la maggior parte dei farmaci, no. La FDA richiede che i generici siano bioequivalenti: devono avere lo stesso principio attivo, alla stessa dose, e funzionare allo stesso modo. Ma per farmaci con indice terapeutico ristretto, anche piccole differenze possono avere effetti. Per questo, alcuni pazienti preferiscono restare con il farmaco di marca.

Posso chiedere il farmaco di marca anche se c’è il consenso presunto?

Sì, puoi sempre chiedere il farmaco di marca, anche in uno stato con consenso presunto. Il farmacista deve rispettare la tua scelta. Potresti dover pagare di più, ma hai il diritto di scegliere.

Perché in alcuni stati si richiede il consenso esplicito?

Per proteggere i pazienti con malattie gravi o per farmaci dove anche piccole variazioni possono essere pericolose. Stati come Hawaii, Maryland e New Mexico hanno scelto di dare priorità alla sicurezza e al controllo del paziente, anche se questo rallenta il processo e aumenta i costi.

Cosa succede se il farmaco generico non funziona?

Se noti che il farmaco non funziona come prima - crisi, mal di testa, svenimenti, cambiamenti di umore - parla subito con il tuo medico. Puoi chiedere di tornare al farmaco originale. Il farmacista può aiutarti a verificare se è stato sostituito, e se la sostituzione era legale. In alcuni casi, potresti avere diritto a un rimborso o a un cambio.

11 Commenti

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    Kshitij Shetty

    gennaio 6, 2026 AT 08:59

    Io in Italia ho sempre chiesto il generico, ma solo perché mi fa risparmiare 10 euro al mese 😊
    Se funziona, perché no? La salute non è un lusso, ma il portafoglio sì.

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    Giulia Stein

    gennaio 7, 2026 AT 03:35

    La trasparenza non è un lusso, è un diritto. In Italia il farmacista chiede, e io rispondo. Non perché non fiducia nel generico, ma perché il mio corpo è unico, non un algoritmo di risparmio.
    La legge americana è efficiente, ma non umana.

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    fabio ferrari

    gennaio 8, 2026 AT 07:04

    Ma dai... il consenso presunto? Ma chi se ne frega? Se il farmaco è bioequivalente, allora è uguale! La FDA non è mica una bandiera di merda...
    Chi ha paura del generico ha paura della vita, punto.

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    Bianca M

    gennaio 9, 2026 AT 16:34

    Io ho avuto un problema con un generico per la tiroide... non ho detto niente, ma dopo due settimane ho capito che qualcosa non andava.
    Non è colpa del farmaco, è colpa del silenzio.

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    giuseppe troisi

    gennaio 11, 2026 AT 03:53

    La pratica del consenso presunto, benché economicamente vantaggiosa, solleva rilevanti questioni etiche in materia di autonomia del paziente e di responsabilità professionale.
    La mancata informazione preventiva costituisce una violazione del principio di autodeterminazione, ancorché implicitamente consentito da normative statali.

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    Rocco Caine

    gennaio 12, 2026 AT 22:38
    L'Italia è troppo lenta e fa schifo. Negli USA si risparmia e si vive. Se ti fa male la testa dopo il generico? Bevi un caffè e chiudi il becco. La medicina non è una religione.
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    Mauro Molinaro

    gennaio 14, 2026 AT 08:35

    MA IO HO UNA CRISI EPOLETTICA PERCHE' MI HANNO CAMBIATO IL FARMACO SENZA DIRMELO E ADORO I FARMACI DI MARCA PERCHE' SONO PIU' BELLIIII!!!
    MA CHI SE NE FREGA DEL RISPARMIO SE IO HO BISOGNO DI SENTIRMI AL SICURO???
    IL FARMACISTA MI DEVE BACIARE LA MANO E DIRE 'ECCO IL SUO FARMACO CARO SIGNORI'!!!

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    Gino Domingo

    gennaio 15, 2026 AT 21:25

    Il consenso presunto? Ah sì, come il consenso presunto che il governo ti spia con il cellulare e ti vende il farmaco che ti fa ingrassare per poi venderti la dieta.
    La FDA? Una filiale di Big Pharma con un logo verde e un sorriso da venditore di assicurazioni.
    Il generico è un'illusione. Il principio attivo è lo stesso, ma la polvere che lo avvolge? Quella la fanno in Cina, e non è scritto da nessuna parte.
    Se ti senti strano dopo il cambio? Non è il farmaco. È il sistema che ti sta dicendo: 'Sei un numero, non un essere umano'.
    Ma certo, risparmia 50 dollari, tanto il tuo cuore non conta.

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    Antonio Uccello

    gennaio 15, 2026 AT 23:08

    Se funziona, usa il generico. Se non funziona, chiedi l'originale.
    Non serve stress. Non serve paura.
    La salute è semplice. Basta ascoltare il corpo.

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    Oreste Benigni

    gennaio 17, 2026 AT 01:26

    Ma voi non capite? Il farmacista NON PUO' CAMBIARE IL FARMACO SENZA CHIEDERMI! E SE IO HO UNA REAZIONE ALLERGICA A UN COMPONENTE CHE NON E' NELLA LISTA? E SE IL GENERICO HA UNA DIFFERENZA DI 0.001 MG? E SE IO HO UNA MALATTIA RARA E NON SO COSA STO PRENDENDO? E SE IL FARMACISTA E' STanco E SBAGLIA? E SE IO NON LEGGO LO SCONTRINO? E SE IO SONO ANZIANO E NON CI VEDO BENE? E SE IL FARMACO MI FA PERDERE IL SONNO? E SE MI MUOIO? E SE LA MIA MAMMA MUORE PERCHÉ HA PRESO IL GENERICO E NON LO SAPEVA? E SE? E SE? E SE?!

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    Luca Parodi

    gennaio 17, 2026 AT 10:56

    La cosa più ironica? In Italia ci mettono 5 minuti a chiederti se vuoi il generico, eppure il 90% delle persone dice sì.
    Quindi il consenso esplicito è un teatro. L'America fa il 90% in 3 secondi, e la gente non si accorge di niente.
    Il problema non è la legge. È che nessuno legge mai le etichette.
    Sei un paziente o un consumatore? Scegli.

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