Probiotici e candidemia: guida 2025 alla prevenzione delle infezioni invasive da Candida

Probiotici e candidemia: guida 2025 alla prevenzione delle infezioni invasive da Candida

Mirko Vukovic
agosto 28, 2025

La candidemia è veloce, subdola e letale: in terapia intensiva la mortalità resta intorno al 30-40%. Vale la pena chiederselo senza giri di parole: i probiotici possono davvero prevenire la candidemia e le infezioni disseminate da Candida? La risposta breve: qualche contesto mostra segnali di beneficio, altri no. Le prove sono disomogenee, i ceppi contano, la sicurezza non è banale. Qui trovi una guida pratica, onesta e azionabile per capire quando usarli, come sceglierli e quando invece fermarsi.

TL;DR e mappa rapida

  • Beneficio potenziale: riduzione della colonizzazione da Candida e, in alcuni setting (soprattutto neonatologia), possibile calo delle infezioni invasive. Evidenza più debole negli adulti critici.
  • Linee guida (IDSA 2016, ESCMID): non raccomandano l’uso routinario in adulti per prevenire candidemia; apertura selettiva in NICU con protocolli controllati.
  • Ceppi e dose contano: dati più coerenti con Lactobacillus rhamnosus GG, L. reuteri DSM 17938, Bifidobacterium longum; cautela con Saccharomyces boulardii in presenza di CVC.
  • Rischi reali: batteriemie/fungemie da probiotico sono rare ma documentate, soprattutto con cateteri venosi e immunosoppressione profonda.
  • Non sostituiscono l’ABC della prevenzione: stewardship antibiotica, gestione CVC, igiene orale, nutrizione, profilassi antifungina quando indicata.

Cosa dice l’evidenza: meccanismi, ceppi e contesti

Perché i probiotici dovrebbero ridurre il rischio di candidemia? L’idea è semplice: mantenere un microbiota intestinale in equilibrio frena la crescita e la traslocazione di Candida. I meccanismi proposti includono competizione per l’adesione alla mucosa, produzione di acidi grassi a corta catena che abbassano il pH, rinforzo delle tight junctions, e modulazione dell’immunità mucosale (spinta controllata su asse IL-17/Th17 e IgA secretorie). Inoltre, alcuni ceppi producono biosurfattanti che rendono più difficile l’adesione e la formazione di biofilm da parte di Candida.

Fin qui la teoria. E nella pratica? Dipende dal contesto clinico e dal ceppo.

  • Neonati pretermine/VLBW: diversi RCT hanno mostrato riduzioni di sepsi tardiva e, in alcuni protocolli, di infezioni fungine invasive, soprattutto quando il probiotico è parte di bundle nutrizionali (es. lattroferrina bovina + L. rhamnosus GG). Le meta-analisi indicano beneficio moderato per NEC e sepsi; il segnale per Candida è presente ma non uniforme tra studi.
  • Adulti in ICU: alcune meta-analisi hanno rilevato riduzioni di infezioni nosocomiali e colonizzazione da Candida, ma l’effetto su candidemia è incerto o assente. L’eterogeneità (ceppi, dosi, timing) limita la certezza.
  • Chirurgia addominale ad alto rischio/peritonite: dati misti. Qualche studio segnala minor colonizzazione e infezioni batteriche; il segnale su infezioni fungine è debole.
  • Onco-ematologia/trapianto: prove insufficienti. Immunosoppressione profonda e mucosite aumentano il rischio di traslocazione; qui prevale la prudenza.

Le linee guida fanno da ancora. Le raccomandazioni IDSA sulla candidiasi (update 2016, ancora riferimento nel 2025) non includono probiotici per prevenzione della candidemia negli adulti. ESCMID ha una posizione simile. In neonatologia, società scientifiche hanno progressivamente accettato protocolli probiotici per prevenzione di NEC e sepsi tardiva in VLBW; la protezione verso Candida è un possibile “bonus” in specifiche unità con elevata incidenza di infezioni fungine, ma va valutato localmente.

Ceppi più studiati per il fronte “Candida”:

  • Lactobacillus rhamnosus GG (ATCC 53103): uno dei ceppi con più letteratura; buone proprietà di adesione, antagonismo verso Candida in vitro e alcuni segnali clinici.
  • Lactobacillus reuteri DSM 17938: sicuro in neonati e adulti fragili, produce reuterina; studi clinici mostrano riduzioni di sepsi/NEC, impatto su Candida non sempre misurato ma plausibile sulla colonizzazione.
  • Bifidobacterium longum subsp. infantis: rilevante in NICU per maturazione della barriera; dati su infezioni fungine indiretti.
  • Saccharomyces boulardii: antagonismo forte verso Candida, ma rischio di fungemia da manipolazione/traslocazione in presenza di CVC o mucosite severa; va maneggiato con estrema cautela o evitato in alta intensità di cure.

Per rendere concreto il quadro, ecco una sintesi di studi e revisioni rappresentativi. Nota: le cifre sono riporti tipici di questi lavori; per decisioni locali serve sempre la verifica del testo integrale.

Popolazione Intervento (ceppo/dose) Esito su Candida Note/Evidenza
VLBW in NICU L. rhamnosus GG ± lattroferrina; 10^9 CFU/die ↓ infezioni fungine invasive in alcuni RCT Effetto più robusto su NEC e sepsi tardiva; qualità: moderata
Adulti ICU Lactobacillus spp./Bifidobacterium spp.; 10^9-10^11 CFU/die Nessuna riduzione chiara di candidemia ↓ colonizzazione orofaringea/intestinale; qualità: bassa-moderata
Chirurgia addominale complessa Mix Lacto/Bifido; 10^9-10^10 CFU/die Segnale incerto Più effetto su infezioni batteriche e tempo a transito intestinale
Onco-ematologia Lactobacillus spp. Dati insufficienti Rischio traslocazione durante mucosite severa
Uso di S. boulardii con CVC 250-500 mg/die Rischio di fungemia (casistiche) Casi associati a contaminazione locale e manipolazione vicina a CVC

In breve: la biologia è convincente, i dati clinici mostrano benefici selettivi, ma la prevenzione della candidemia negli adulti non può poggiare sui probiotici da soli.

Decisione pratica: quando usarli, quando evitarli, come sceglierli

Decisione pratica: quando usarli, quando evitarli, come sceglierli

La domanda giusta non è “probiotici sì/no?”, ma “probiotici, con quali obiettivi, in chi, e con quale sicurezza?”. Ecco un percorso semplice, che puoi adattare alla tua realtà.

  1. Stima il rischio di candidemia. Fattori chiave: CVC, nutrizione parenterale, antibiotici ad ampio spettro >3-5 giorni, chirurgia addominale/ pancreatite, dialisi, colonizzazione multisito da Candida. Il “Candida score” (León) >3 aiuta a riconoscere chi è a rischio elevato in ICU.
  2. Chiarisci l’obiettivo. Vuoi ridurre colonizzazione o prevenire infezione invasiva? Nei contesti con incidenza bassa di candidemia, il beneficio misurabile sarà più realistico sulla colonizzazione/enteriti e su alcune infezioni batteriche.
  3. Screen di sicurezza (stop-list). Evita o rinvia in caso di: CVC e uso di S. boulardii; mucosite GI grado 3-4; neutropenia profonda (<0,5×10^9/L) senza barriera mucosale intatta; valvole/meccanismi protesici o endocardite recente; pancreatite necrotizzante con pseudocisti infette; sindrome da intestino corto con cateteri e colonizzazione fungina attiva.
  4. Scegli il ceppo, non il “brand”. Preferisci prodotti con ceppi documentati: L. rhamnosus GG (ATCC 53103), L. reuteri DSM 17938, B. longum (specificare subsp.). Evita miscele generiche senza tracciabilità di ceppo.
  5. Dose e durata. Range pratico: 10^9-10^10 CFU/die; in ICU spesso 1-2 somministrazioni/die. Durata: per tutto il periodo di rischio (antibiotici, nutrizione parenterale, degenza ad alta intensità) e sospensione quando la barriera intestinale e l’apporto orale si normalizzano.
  6. Via e manipolazione. Preferisci somministrazione enterale/orale. Preparazione in farmacia o area pulita, lontano da CVC e dispositivi invasivi. Usa dispositivi monouso separati; non aprire capsule al letto del paziente con cateteri.
  7. Monitoraggio. Traccia colonizzazione (tamponi orofaringei/rettali), tollerabilità GI, segni vitali. Se febbre e emocolture positive, valuta se il microrganismo isolato coincide col ceppo somministrato.

Regole di pollice:

  • Se l’incidenza di candidemia nella tua ICU è molto bassa, il NNT per evitare un caso con probiotici sarà enorme: concentra gli sforzi su stewardship, CVC e nutrizione.
  • Se gestisci una NICU con VLBW e tassi storici di sepsi/NEC alti, un protocollo probiotico con ceppi specifici ha senso, con audit rigoroso.
  • In onco-ematologia con mucosite severa, i rischi superano i benefici: evita, salvo protocolli sperimentali controllati.

Esecuzione e sicurezza: protocolli, checklist, FAQ e prossimi passi

Come si traduce tutto questo in pratica quotidiana? Con protocolli chiari, una check di sicurezza e aspettative realistiche.

Esempio di protocollo ICU (adulto):

  • Criteri di inclusione: terapia antibiotica ad ampio spettro >3 giorni + almeno 2 tra CVC, NPT, chirurgia addominale recente, colonizzazione da Candida multisito.
  • Esclusione: neutropenia profonda con mucosite severa, ischemia intestinale, S. boulardii se presente CVC.
  • Intervento: L. rhamnosus GG 10^10 CFU/die via enterale, iniziato entro 48-72h dall’ingresso, fino a sospensione antibiotici o dimissione da ICU.
  • Prevenzione base in parallelo: bundle CVC, igiene orale bi-giornaliera con clorexidina/soluzioni non alcoliche, antifungini solo se indicati da score/colonizzazione ad alto rischio.
  • Monitoraggio: tamponi orofaringei/rettali 2 volte a settimana; eventi avversi; emocolture se febbre non spiegata.

Esempio di protocollo NICU (VLBW, da adattare a linee locali):

  • Inclusione: peso <1500 g, alimentazione enterale tollerata.
  • Intervento: L. reuteri DSM 17938 10^8-10^9 CFU/die + nutrizione con latte materno fortificato; considerare lattroferrina bovina se policy locale.
  • Sicurezza: preparazione in farmacia; somministrazione con tecnica asettica; audit mensile degli eventi infettivi.

Checklist “Sì/No” prima di partire:

  • Abbiamo identificato il ceppo con codice univoco? Sì/No
  • Abbiamo definito dose, via, durata e criteri di stop? Sì/No
  • Abbiamo una SOP per la preparazione lontano dai CVC? Sì/No
  • Abbiamo un sistema di tracciabilità lotto→paziente? Sì/No
  • Abbiamo definito gli outcome (colonizzazione, sepsi, candidemia) e chi li misura? Sì/No

Trappole da evitare:

  • Sostituire la profilassi antifungina indicata (es. trapianto allogenico) con probiotici. Non è equivalente.
  • Usare miscele “multiceppo” senza documentazione di stabilità/identità.
  • Aprire capsule al letto vicino a CVC o ventilatori: rischio di aerosolizzazione e contaminazione.
  • Ignorare la qualità del prodotto: negli integratori la carica può degradarsi; serve catena del freddo ove indicata.

Domande rapide (mini-FAQ):

  • Yogurt e kefir bastano? No. Possono aiutare il comfort intestinale, ma non hanno ceppi/dosi standardizzati per prevenire candidemia.
  • I prebiotici aiutano? Possono nutrire il microbiota, ma da soli non hanno prove per ridurre infezioni invasive da Candida. I sinbiotici (pre+probiotico) sono promettenti in NICU.
  • S. boulardii è vietato? No, ma con CVC o mucosite severa il rischio di fungemia è concreto. In ospedale molti centri lo evitano in alta intensità.
  • Per quanto tempo somministrare? Nel periodo di rischio: antibiotici/NPT/ICU. Poi scalare quando riparte una dieta orale e si rimuovono i cateteri.
  • Serve la coltura di Candida per iniziare? No, ma lo screening di colonizzazione aiuta a stratificare il rischio e a misurare l’effetto.
  • Qual è l’effetto atteso? Nelle migliori ipotesi, meno colonizzazione e qualche infezione in meno; ridurre candidemia negli adulti con probiotici da soli non è realistico.

Note su regolatorio/qualità (EU/Italia):

  • EFSA non ha autorizzato claim salutistici generici su probiotici; scegli prodotti con tracciabilità di ceppo e documentazione di stabilità.
  • In ospedale, trattali come “preparati a rischio” per la manipolazione: responsabilità di farmacia e controllo infezioni.

Integrazioni che spostano l’ago della bilancia più dei probiotici:

  • Stewardship antibiotica: riduci carbapenemi/anti-anaerobi inutili, limita l’impatto sul microbiota.
  • Bundle CVC: inserzione sterile, medicazioni, rimozione precoce, stop alla NPT quando possibile.
  • Igiene orale regolare e gestione del biofilm orofaringeo nei ventilati.
  • Valutazione precoce di profilassi antifungina nei pazienti con punteggi/colonizzazione ad alto rischio.

Prossimi passi per scenari diversi:

  • ICU adulta con bassa incidenza di candidemia: evita protocolli probiotici di massa; focalizzati su stewardship e CVC. Considera probiotici solo per sintomi GI o programmi di riduzione colonizzazione, con audit stretto.
  • ICU con incidenza moderata/alta e colonizzazione diffusa: pilota di 3-6 mesi con L. rhamnosus GG; outcome primario colonizzazione, secondari infezioni nosocomiali; stop se eventi avversi o nessun segnale.
  • NICU VLBW: adotta protocollo ceppo-specifico validato, con formazione del personale e catena del freddo; revisione trimestrale.
  • Onco-ematologia: non introdurre al di fuori di studi controllati; rafforza igiene orale, profilassi antifungina secondo linee guida e nutrizione mirata.

Se vuoi mettere ordine in 24 ore: mappa incidenza locale di candidemia, verifica uso di antibiotici e durata, controlla tasso di rimozione CVC entro 48-72 h, rivedi protocolli di igiene orale. Poi, se resta spazio per un progetto probiotico, falli entrare da protagonisti ma con copione preciso e luci puntate sulla sicurezza.

19 Commenti

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    Simon Garth

    settembre 1, 2025 AT 11:17

    Ma chi se ne frega dei probiotici se il vero problema è che in terapia intensiva usano antibiotici come se fossero caramelle? E poi ti dicono che il ceppo conta... ma se il prodotto lo prepara un tizio in un garage con la data di scadenza scritta a penna? Sono anni che vedo casi di fungemia da S. boulardii e nessuno fa niente. La sanità italiana è un circo. E i laboratori? Non controllano neanche i lotti. Ecco perché muoiono i pazienti.

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    Angela Tedeschi

    settembre 2, 2025 AT 10:52

    ma tipo... i probiotici funzionano o no? ho letto ma non ho capito se posso darglieli a mia mamma in rianimazione o no 😅

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    riccardo casoli

    settembre 4, 2025 AT 07:26

    Interessante. Ma diciamo la verità: l’intero discorso sui probiotici è un’altra forma di medicina alternativa che ha trovato rifugio nell’ospedale. La scienza? Sì, ci sono studi. Ma la maggior parte è finanziata da aziende che vendono integratori. E poi ti dicono ‘L. rhamnosus GG’ come se fosse un farmaco brevettato. È un batterio. Non è un miracolo. E se funziona in neonati, forse perché il loro microbioma è ancora vuoto. Negli adulti? È come cercare di riempire una vasca con un cucchiaino mentre il rubinetto è aperto.

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    Michela Sibilia

    settembre 5, 2025 AT 18:01

    io ho visto un paziente che ha preso il probiotico e poi ha avuto la fungemia... 😱

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    Paolo Silvestri

    settembre 6, 2025 AT 01:05

    Capisco il timore, ma non bisogna gettare via il bambino con l’acqua sporca. Se usati bene, con protocolli, ceppi certificati e monitoraggio, i probiotici possono essere un piccolo tassello. Non la soluzione, ma un aiuto. La vera rivoluzione è quando l’ospedale smette di trattare il paziente come un problema da risolvere e inizia a curare l’ecosistema intero. Il microbiota è parte di quel sistema. Non è magia. È biologia.

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    Edoardo Sanquirico

    settembre 6, 2025 AT 18:05

    Scusate se mi intrometto ma ho un dubbio: se il S. boulardii può causare fungemia con il CVC, perché alcuni centri lo usano ancora? Non è un po’ come mettere un fiammifero accanto a una bomba a orologeria? E poi, chi controlla che i prodotti siano davvero quelli scritti sulla confezione? Io ho comprato un probiotico e la carica era dimezzata rispetto a quella dichiarata. E non era neanche un prodotto ospedaliero, ma un normale integratore. La regolamentazione è un sogno. Eppure ci fidiamo di questi prodotti in terapia intensiva. Non è un po’ folle?

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    GIUSEPPE NADAL

    settembre 8, 2025 AT 13:50

    Io lavoro in un ospedale a Bologna e abbiamo introdotto L. reuteri nei VLBW due anni fa. Risultati? Meno sepsi, meno antibiotici, meno ricoveri prolungati. Non è un miracolo, ma è un cambiamento reale. Il problema non è il probiotico, è che nessuno vuole investire in formazione e tracciabilità. E poi ci sono quelli che dicono ‘ma è un integratore!’ come se fosse una cosa da supermercato. No, è un farmaco in tutto tranne che nel nome. E va trattato così.

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    Emanuele Bonucci

    settembre 10, 2025 AT 01:32

    Guarda che i probiotici sono un’invenzione della Grande Farmaceutica per farci pagare di più. Sapevi che l’EFSA ha rifiutato tutti i claim salutistici? Eppure vendono lo stesso. E poi ti dicono ‘L. rhamnosus GG’ come se fosse un brevetto americano. Ma in realtà è un batterio che esiste da milioni di anni. Chi ha inventato questa storia? Chi ci guadagna? E perché mai dobbiamo fidarci di un prodotto che non è un farmaco? Siamo in Italia, non in Silicon Valley. Non ci casco.

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    Luca Massari

    settembre 10, 2025 AT 14:47

    Io ho visto un caso in cui un paziente con neutropenia ha preso un probiotico e poi è morto di sepsi da Lactobacillus. Non è stato un caso isolato. L’ospedale ha chiuso il protocollo. Ma nessuno ne parla. Perché? Perché ammettere che un ‘rimedio naturale’ ha ucciso qualcuno è più difficile che dire ‘gli antibiotici non funzionavano’. La paura di sembrare anti-scienza fa più danni della scienza stessa.

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    alessia ragni

    settembre 12, 2025 AT 01:12

    Ma insomma... se i probiotici non sono raccomandati dalle linee guida, perché li usiamo? Perché il medico vuole sembrare moderno? Perché la famiglia ha letto su Instagram? Io non ci capisco niente. Se non è raccomandato, non si fa. Punto. Non serve inventarsi strategie complicate quando l’ABC è già abbastanza difficile da applicare. Igienizzare, rimuovere i cateteri, controllare gli antibiotici. Questo è il lavoro. Non bisogna aggiungere confusione.

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    luciano lombardi

    settembre 13, 2025 AT 22:58

    ragazzi, vi dico una cosa: io ho fatto un corso con un infettivologo che ha lavorato in Svezia. Lì usano probiotici da anni nei neonati e hanno dimezzato le sepsi fungine. Non è magia. È organizzazione. Il problema in Italia è che nessuno ha il tempo di fare i protocolli. E allora si fa a caso. E poi ci si meraviglia se qualcuno si ammala. Non è il probiotico il colpevole. È la mancanza di sistema.

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    Giuseppe Saccomando

    settembre 14, 2025 AT 19:29

    Il problema vero non è il probiotico. È che la medicina moderna ha smesso di pensare all’ospite e pensa solo al patogeno. Tu combatti Candida con antifungini, ma non ti chiedi perché il paziente è colonizzato. Perché il suo microbiota è distrutto. Perché ha preso 10 antibiotici in 3 settimane. Perché non ha mangiato per 5 giorni. Il probiotico è solo un palliativo. La vera cura è ripristinare l’equilibrio. Ma non si fa perché richiede tempo, attenzione, risorse. E noi siamo in emergenza continua.

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    Annamaria Muccilli

    settembre 16, 2025 AT 12:14

    Ho letto questo articolo e ho avuto un’emozione forte. Perché? Perché finalmente qualcuno ha detto la verità: i probiotici non sono la soluzione, ma possono essere un aiuto. Eppure... quanti colleghi li usano come scusa per non fare il loro lavoro? Io ho visto un medico dire ‘abbiamo dato il probiotico’ come se fosse una prova di buona fede. Ma non ha cambiato l’antibiotico inappropriato, non ha rimosso il catetere, non ha fatto l’igiene orale. Il probiotico è diventato un’alibi. E questo è il vero pericolo.

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    Fabio Fanti

    settembre 18, 2025 AT 04:01

    Se il rischio è basso, non serve. Se il rischio è alto, serve l’antifungino. Il probiotico? Solo se hai un protocollo chiaro e una farmacia che lo gestisce. Altrimenti è un gioco pericoloso.

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    Isabella Vautier19

    settembre 19, 2025 AT 10:02

    Ma cosa succede quando un paziente ha già una candidemia e gli dai un probiotico? È come versare benzina sul fuoco. Eppure, in alcuni reparti, lo fanno per ‘supporto’. Non c’è un limite? Non c’è un’indicazione chiara? Non si può semplicemente dire: ‘in presenza di infezione invasiva, sospendi’. Ma nessuno lo fa. Perché? Perché la paura di non fare abbastanza è più forte della paura di fare male.

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    Rachele Beretta

    settembre 20, 2025 AT 13:19

    Io non ci credo. I probiotici sono un’arma di distrazione di massa. Dietro c’è un lobby. I laboratori che li producono hanno i soldi per pagare studi. E poi ti fanno credere che sia ‘naturale’. Ma il corpo umano non ha mai avuto bisogno di un integratore per resistere a Candida. È l’ambiente ospedaliero che è rotto. Non i batteri. Non i probiotici. Il sistema. E se tu non lo cambi, tutto il resto è un bluff.

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    Toni Tran

    settembre 22, 2025 AT 07:20

    Ho visto un paziente che ha preso il probiotico e poi ha avuto una reazione allergica. Non era una cosa comune. Ma nessuno ha registrato l’evento. Perché? Perché non è un farmaco. Quindi non conta. Ma se ti fa male, è un evento avverso. Punto. E se non li registri, non li capisci. E se non li capisci, non li controlli. E se non li controlli, li usi. E se li usi... rischi di uccidere qualcuno. E non lo sai nemmeno.

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    Michela Sibilia

    settembre 24, 2025 AT 04:25

    io ho visto un caso di fungemia da S. boulardii... e poi il medico ha detto ‘è un caso isolato’ 😔

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    Ch Shahid Shabbir

    settembre 25, 2025 AT 16:55

    La risposta è semplice: i probiotici non sono una soluzione, ma un’opzione. E come ogni opzione, va valutata con dati, non con emozioni. Ceppi certificati, dosi precise, monitoraggio attivo. Se non hai questo, non li usi. Se li usi senza, sei irresponsabile. Non è una questione di ‘naturale vs chimico’. È una questione di standard. E se l’ospedale non li ha, non è colpa del probiotico. È colpa di chi non li ha costruiti.

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